Il sindacato oggi non sa rispondere alle esigenze dei giovani. Le nuove generazioni subiscono una discriminazione che si consuma in primo luogo sul lavoro. Il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani. In particolare, il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida. La perdita di reddito nel confronto con le generazioni precedenti risulta dunque in larga parte permanente. Il 27% dei giovani under 35 e il 20% delle giovani coppie sono indigenti ( sotto la soglia di povertà). Come se non bastasse a "esacerbare" il gap generazionale esistente fra padri e figli sono state poi le riforme del sistema previdenziale. La miopia e l’approccio ideologico del sindacato ha prodotto un mercato del lavoro diviso in due: ipergarantiti e iperflessibili. I diritti dei figli si possono allineare con quelli dei padri solo eliminando l'attuale dualismo del mercato del lavoro, diviso tra garantiti, già occupati e sindacalizzati, e nuove generazioni a rischio di emarginazione sociale. Di fronte a queste ingiustizie il sindacato resta a guardare. Solo il coraggio dei giovani, dovuto anche dalla necessità di migliorare la qualità della propria vita, può spingere verso la modernizzazione, ma occorre essere presenti ai tavoli giusti. Servono scelte in grado di abbandonare l’approccio ideologico attraverso una nuova cultura del lavoro. Serve un sindacato fatto di giovani e che agisca soprattutto per i giovani.