31 ottobre 2007

LETTURA DELLA SETTIMANA

L'anno che doveva cambiare L'Italia

di Claudio Velardi
Edizione: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2006
Pagine: 240

Dalla sconfitta annunciata di Berlusconi alla sua quasi-vittoria. Dai 4 milioni e mezzo di elettori delle primarie ai 25mila voti che consentono a Prodi di governare tra condizionamenti estremisti, riforme annunciate e rimangiate, un voto di fiducia dopo l'altro. Sullo sfondo la solita operetta italiana, con le retoriche speculari del "ce la faremo" e del "non c'è niente da fare", l'abisso del debito pubblico e il trionfo dei compromessi, spie che ci tramano contro, giudici che danno spettacolo, intercettazioni da pochade, affari e manette: regolari tragedie che finiscono in farsa. Mentre i politici parteggiano e dividono invece di unire e governare.E dire che il 2006 doveva cambiare l'Italia: l'anno uno della Nuova Era dell'Unione di Prodi, dopo il Grande Fallimento berlusconiano. Una lunga corsa, suggellata da schiaccianti vittorie in tutte le elezioni intermedie e conclusa con le trionfali regionali della primavera 2005. Le politiche dell'aprile 2006? Una pura formalità, organigrammi già pronti, bisognava solo iniziare a lavorare. Invece ci si mette di mezzo il Grande Comunicatore, il Cavaliere mai domo, che comincia nell'autunno 2005 la sua inaspettata rincorsa, nell'incredulità generale, sorretto solo dall'incrollabile fede in se stesso. Cambia la legge elettorale, approva la devolution, si scatena in tutte le tv. E, mese dopo mese, recupera il terreno perduto.Come in un film, vediamo scorrere la sua rimonta e il parallelo affanno di Prodi in una campagna elettorale improbabile e lunghissima, fatta di sondaggi inattendibili, manifesti che insozzano le città, duelli televisivi ingessati e strampalate strategie comunicative. Gli italiani assistono, sornioni, allo spettacolo. Poi, al momento di decidere, il 9 e 10 aprile, con un voto inatteso e beffardo, consegnano al futuro un paese ingovernabile e incomprensibile. Che ama Berlusconi e manda al governo Pecoraro Scanio e Di Pietro, festeggia gli azzurri campioni del mondo e difende gli indagati di Calciopoli, sostiene le liberalizzazioni per gli altri e le corporazioni per sé. L'anno che doveva cambiare l'Italia è descritto da un uomo di sinistra che da anni si occupa di comunicazione e politica. Un diario appassionato e ironico che si conclude con due outing: l'autore confessa di aver capito molto poco del circo politico-mediatico in cui vive, e di non farcela più, da uomo di sinistra, a sostenere, dopo decenni di militanza, buone cause giocate sempre nella maniera peggiore.
Prezzo 17.00 €
L'autore
Claudio Velardi (1954), napoletano, è stato dirigente del Pci fino al 1989. Dopo essere diventato giornalista professionista ha lavorato dal 1992 al 2000 al fianco di Massimo D'Alema. È stato inoltre assessore alla Cultura a Napoli, ha diretto per sei mesi il settore marketing dell'"Unità" e nel 2002 ha creato il quotidiano "Il Riformista". Nel 2000 ha fondato Reti (lobbying e public affaire) e Running (marketing politico), società che operano in Italia e in Europa. E' autore di due libri: La città porosa (1992) e Communis patria (1993).

FIRMA PER IL SINDACATO DEI GIOVANI

Il sindacato oggi non sa rispondere alle esigenze dei giovani. Le nuove generazioni subiscono una discriminazione che si consuma in primo luogo sul lavoro. Il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani. In particolare, il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida. La perdita di reddito nel confronto con le generazioni precedenti risulta dunque in larga parte permanente. Il 27% dei giovani under 35 e il 20% delle giovani coppie sono indigenti ( sotto la soglia di povertà). Come se non bastasse a "esacerbare" il gap generazionale esistente fra padri e figli sono state poi le riforme del sistema previdenziale. La miopia e l’approccio ideologico del sindacato ha prodotto un mercato del lavoro diviso in due: ipergarantiti e iperflessibili. I diritti dei figli si possono allineare con quelli dei padri solo eliminando l'attuale dualismo del mercato del lavoro, diviso tra garantiti, già occupati e sindacalizzati, e nuove generazioni a rischio di emarginazione sociale. Di fronte a queste ingiustizie il sindacato resta a guardare. Solo il coraggio dei giovani, dovuto anche dalla necessità di migliorare la qualità della propria vita, può spingere verso la modernizzazione, ma occorre essere presenti ai tavoli giusti. Servono scelte in grado di abbandonare l’approccio ideologico attraverso una nuova cultura del lavoro. Serve un sindacato fatto di giovani e che agisca soprattutto per i giovani.

22 ottobre 2007

IL VERO CIRCOLO DELLA LIBERTA'

I GIOVANI PER IL LAVORO

UN ANNO DI PROPOSTE DI FORZA ITALIA GIOVANI

PATTO DEI GIOVANI CON SILVIO BERLUSCONI
FORUM DEI GIOVANI AMMINISTRATORI PER LE LIBERTA’

PENSIONI: Autogestione dei contributi da parte dei giovani
PENSIONI: Istituzione di un tavolo per le riforme con i giovani

LAVORO: Un nuovo statuto dei lavoratori alla luce delle nuove forme di lavoro
LAVORO: Roadmap per l’occupazione delle giovani donne

SCUOLA: Caro libri: Voucher per gli studenti
SCUOLA: Proposta stato giuridico insegnanti
SCUOLA: Riforma carriera insegnanti
SCUOLA: Voto ai sedicenni

UNIVERSITA’: Abolizione del titolo legale. Competenza e concorrenza
UNIVERSITA’: Una legge Biagi per l’Università
UNIVERSITA’: Campagna contro aumento delle tasse universitarie

DROGA: Proposta di una giornata italiana contro la droga
DROGA: Un nuovo ruolo per i SERT
DROGA: Progetto per la cultura della responsabilità tra i giovani nelle scuole
ALCOL: Etilometro nei locali notturni

DIRITTI UMANI: Campagna adozione a distanza studenti iraniani dissidenti
DIRITTI UMANI: Proposta per la tutela dei minori nelle grandi città contro lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù
DIRITTI UMANI: Promozione Global day for Darfur in Italia
DIRITTI UMANI: Campagna contro lo sfruttamento delle giovani donne immigrate
DIRITTI UMANI: Petizione contro l’esecuzione di Kenneth Foster

AMBIENTE: Bici di scambio per le aeree metropolitane
AMBIENTE: Divieto di costruzione nelle aree incendiate
AMBIENTE: Campagna a favore del nucleare
AMBIENTE: Proposta per il controllo dell’acqua e dell’integrità del territorio

SICUREZZA: Campagna contro il centro sociale Gramigna
SICUREZZA: Roadmap centri sociali italiani
SICUREZZA: Proposta contro la violenza negli stadi
SICUREZZA: Proposta per i rafforzamento della polizia nelle aree metropolitane
SICUREZZA: Proposta per la vigilanza delle strade

21 ottobre 2007

INTERVISTA A DANIELE CAPEZZONE

On Capezzone lei ha sempre definito la riforma delle pensioni”scritta sotto dettatura dai sindacati e dalla sinistra comunista” che però in questo momento sono su fronti opposti dopo le accuse del PDCI di presunti brogli nel referendum sul pacchetto welfare. Qual è la sua opinione?

Io non so se vi siano stati effettivamente brogli nel corso delle consultazioni organizzate dal sindacato, onestamente non mi esprimo su questo perché non so se corrisponde a vero, mi permetto di dire però che c’è un grande broglio, un grande imbroglio che è la riforma delle pensioni. Da questo punto di vista trovo francamente paradossale che il dibattito su welfare e pensioni sui giornali sia tra quelli che vogliono conservare il protocollo così com’è e quelli che vorrebbero peggiorarlo ancora, cioè la sinistra comunista. Occorre dare voce ad una terza realtà, cioè quella delle persone ragionevoli, dei liberali di ogni appartenenza che dicono: No anche il protocollo così com’è non va bene! e non va bene proprio sulla parte pensionistica. Siamo uno dei pochissimi paesi dell’Occidente avanzato che anziché alzare l’età pensionabile la sta abbassando. Tutto questo costa un sacco di soldi, costa 10 miliardi di euro, praticamente una manovrina e quasi la metà di questa somma, 3,6 miliardi su 10, sono messi a carico dei ragazzi, dei lavoratori flessibili, di quelli stessi lavoratori su cui la sinistra piange lacrime di coccodrillo, ma quando c’è da far pagare un conto lo fa pagare proprio a loro, creando una situazione paradossale, per cui i contributi previdenziali verranno alzati al 26.5% ai lavoratori parasubordinati. Morale: un ragazzo di 25, 26, 27 anni Co.co.pro dovrà pagare ¼ del suo stipendio in contributi più le tasse per consentire la copertura della pensioni ai cinquantottenni. È un delirio e alla fine di questo delirio c’è pure un Ministro che chiama i ragazzi”bamboccioni”, bamboccioni e paganti, come a dire cornuti e mazziati.

Lei è un esempio di giovane di successo. Cosa manca o fanno mancare a molti giovani per affermarsi come classe dirigente ?

L’Italia in tutte le parti della sua classe dirigente è un paese immobile, un paese fermo, un paese chiuso. Clinton, Blair, Aznar hanno lasciato la Casa Bianca, Downing Street, la Moncloa, all’età, più o meno 50 anni, in cui qui da noi si è considerati ancora degli aspiranti, come accade per Veltroni. Secondo me ci sono due cose da fare: la prima è smettere di piangerci addosso, la seconda è fare una battaglia sui temi. Noi non vinciamo e non vinceremo, temo, solo su un dato d’anagrafe, vinceremo o comunque daremo senso ad un’iniziativa se sarà un’iniziativa fondata su temi di riforma, penso ad esempio al tavolo delle pensioni. Questo è quello su cui possiamo provare a parlare ad un pezzo della nostra generazione, al di là delle contrapposizioni, per avvisarli che ci stanno fregando. Per questo sono molto contento che molte realtà abbiano partecipato alla manifestazione del 22 settembre a Roma, in particolare ringrazio i dirigenti nazionali dei Giovani di Forza Italia, Beatrice Lorenzin e Francesco Pasquali, tutti i militanti che sono venuti, i Circoli del Buongoverno del Senatore Dell’Utri e tante altri di diverse appartenenze che in quella giornata hanno manifestato.

La manifestazione del 22 settembre ha dimostrato che su temi importanti e condivisi si può dialogare. Sulle riforme invece sembra impossibile, almeno in questa Legislatura, un dialogo.

Io non voto più la fiducia al Governo dalla scorsa Finanziaria, trovo che sia le scelte di politica economica, in particolare quelle fiscali, ma anche di politica estera siano scelte non condivisibili. Io credo che si debba evitare una cosa: che qualcuno usi il tema della riforma elettorale come modo per allungare il brodo, per buttare la palla avanti e per non andare mai a votare. Non vorrei che qualcuno usasse soprattutto chi oggi è al Governo questo argomento come un escamotage per tirarla per le lunghe, non per fare larghe intese ma lunghe attese. Io sono contro le lunghe attese. Credo che invece si possano in tempi brevi portare a casa delle cose concrete . Io sono il papà di una “leggina” per l’apertura immediata delle impresa, per togliere tutto il sistema confuso delle autorizzazioni preventive per aprire nuove imprese, questa è stata votata da quasi tutto il centrodestra e da larghi settori del centrosinistra, l’abbiamo approvata alla Camera, è passata in Commissione al Senato, in questo momento è in aula al Senato. Sarebbe importante l’approvazione. Riguardo la Legge elettorale io sarei molto contento se passasse il referendum, che ci aiuterebbe ad andare verso due grandi partiti all’americana: chi vince governa, chi perde si oppone.

Lei ha più volte dichiarato di non credere ad avventure terziste e di essere bipolarista convinto. In molti stanno tentando dai prevedere dove approderà.

Abbiamo costituito un network che si chiama Decidere, che non sarà mai il 31° partitino italiano. Abbiamo selezionato alcuni temi che sono per noi centrali, a partire dal tema delle tasse, proponendo al Governo una proposta di aliquota unica al 20%. Sceglieremo sulla base di questi temi ma confermo sin d’ora che io non credo né al 31° partitino né a qualcosa che si metta fuori o contro uno schema bipartitico che è quello che preferirei.

Le parole d’ordine di Decidere.net sono competere, meritare, trasformare. I nostri giovani sono abituati a competere e meritare?

Io credo che sia opportuno rendersi conto che il meccanismo della raccomandazione non funziona più, perché anche se in Italia si può sperare di cavarsela così, i nostri concorrenti in giro per l’Europa ci sorpassano a velocità straordinaria, quando un ragazzo spagnolo ad esempio è già laureato, trilingue e alla seconda esperienza di lavoro in crescita, quello è il nostro concorrente e noi dobbiamo essere in grado di essere altrettanto competitivi. Bisogna cambiare rotta e credo che la gran parte dei giovani sia disposta a questo.

Come si possono impegnare i giovani con Decidere?

Ci vogliamo caratterizzare per un impegno sui temi e sulle cose concrete. Un primo appuntamento è stato appunto il 22 settembre. Il secondo è stato a Milano, sulla tassa piatta, a cui hanno partecipato tante personalità tra cui Antonio Martino, Oscar Giannino, Franco De Benedetti. Intendiamo lavorare per via telematica, con ogni strumento di partecipazione via internet: sito web,forum, mail, puntando sui contenuti generati dall’utente, non amo la comunicazione one way. Credo che oggi internet debba essere sempre più interattivo. Tutto quello che è interattivo ha senso. Una mano si può dare in ogni forma perché abbiamo scelto iniziative territoriali, telematiche e tematiche, quindi ognuno ha la possibilità di impegnarsi e partecipare secondo i propri interessi e la propria volontà.

La rete in questo momento sembra essere lo strumento preferito per l’antipolitica.

La rete è uno strumento e ci passa di tutto, come un marciapiede dove passano biondi, mori, belli e brutti. Rispetto Grillo, lui fa un buon uso della rete, trovo che siano per niente buoni i contenuti. A me non piace la vecchia politica ma nemmeno quest’antipolitica che sembra tutta costruita sul giustizialismo e sull’uso di nuovo politico della giustizia. Secondo me non è il nuovo di cui il paese ha bisogno

Le primarie dovrebbero consacrare Walter Veltroni leader del PD. Ma Roma, la città che amministra dal 2001 presenta problemi sempre più evidenti, documentati dal video di Forza Italia, poi anche da quotidiani non vicini al centrodestra. Che Sindaco è Veltroni?

L’On Francesco Giro in una conferenza stampa ha compiuto un atto condivisibile ricordando il ciclista morto a seguito di una violenta aggressione, ha il mio plauso la sua denuncia, il suo accendere i riflettori su questa vicenda grave. Dico due cose su Veltroni una nazionale e una più romana. C’è una cosa che proprio non mi convince: io dopo due mesi di campagna per le primarie non ho ancora capito quali sono le priorità sui contenuti, alzi la mano chi ha capito quali sarebbero le 3 priorità del partito democratico, io non le ho capite. Le tasse le abbassano o le alzano, l’età pensionabile la abbassano o la alzano, io non l’ho capito e se non l’ho capito io ho l’impressione che anche tanti altri cittadini non abbiano compreso.Su Roma io credo che il sindaco per troppo tempo abbia pensato di potersela cavare evitando i problemi, c’è un problema mettiamo un drappo al campidoglio, invece la politica è fatta di scelte ed è anche fatta di verità anche quando le verità sono scomode. Ad esempio io sono come noto un garantista, un antigiustizialista però si può dire che a Roma c’è un’emergenza sicurezza, quella che era una città tranquilla oggi è una città, non sarà tutta colpa di Veltroni, sarebbe ingeneroso, però è colpa di Veltroni far finta che questo non esista, nei primi 6 mesi di quest’anno abbiamo avuto il raddoppio delle rapine, non un piccolo aumento, questa è una cosa pesantissima, 1 arrestato su 2 è rumeno, vuol dire la situazione è fuori controllo. Io credo che le persone serie debbano prendere atto del fatto che un problema c’è ed è grave, cavarsela tra una festa un concerto un drappo appeso al Campidoglio significa rappresentare una realtà virtuale che appunto non esiste.

16 ottobre 2007

PASTORE: RIFORMARE LA LEGGE TREMAGLIA

Anche il senatore abruzzese Andrea Pastore (Forza Italia, nella foto) ha presentato una proposta di legge di riforma della legge "Tremaglia" (459/2001) per il voto degli italiani all´estero, assegnata alla Commissione Affari Costituzionali, da dove inizierà l’iter parlamentare dalla sede referente.
"Compete al Parlamento mettere mano alla legge sul voto all’estero -spiega Pastore nella relazione al disegno - riformarla per porre fine alle aberrazioni più evidenti, fare sì che le prossime elezioni politiche, che saranno decisive per un recupero di credibilità dello stesso sistema democratico, non siano alterate da regole che non sembrano poste a garanzia di un corretto e trasparente esercizio del voto estero". Il diritto di opzione su dove votare, che eliminerebbe alla radice il problema-Aire, l’istituzione di seggi all’estero e l’allineamento delle modalità di voto (eliminare le preferenze) i tre punti principali della proposta di Pastore che, nella sua presentazione, ha ricordato che "sin dall’esame nelle commissioni e nelle aule parlamentari del disegno di legge da cui è derivata la suddetta legge elettorale, è stata sollevata una serie di obiezioni e critiche sulle scelte che venivano operate, tutte puntualmente confermate sia in occasione dell’elezione degli organi rappresentativi degli italiani all’estero sia nelle fasi di predisposizione delle operazioni per dare corso al diritto di voto, che si è ritenuto di rendere effettivo con la novella costituzionale. Le perplessità più significative riguardavano l’individuazione degli aventi diritto al voto, lo svolgimento delle campagne elettorali in territorio estero, il valore politico del voto estero e la sua congruenza con il voto politico nazionale, il ricorso al voto per corrispondenza". "Mai nessuna previsione – ha affermato il Senatore di Pescara - è stata così puntualmente confermata dall’esperienza, anzi, la realtà ha superato ogni possibile fantasia, tanto che oggi la rappresentatività democratica del nostro Parlamento, e in particolare del Senato, è messa in seria discussione. Infatti i risultati delle elezioni dell’aprile 2006 sono state da subito, e ancora oggi costituiscono, oggetto di denunce di assoluta verosimiglianza; sulla base di tutta una serie di informazioni di varia provenienza, di diversa attendibilità e autorevolezza ma che, anche se fossero dimostrate solo in minima parte, sortirebbero effetti assolutamente destabilizzanti per il quadro politico, parlamentare e istituzionale del nostro paese, da più parti è stata e viene invocata non solo una immediata e generalizzata verifica del voto estero ma il suo annullamento, ritenendosi che lo stesso sia viziato in modo insanabile".
Come detto, sarebbero tre i punti da riformare. In primo luogo, "è necessario invertire il meccanismo dell’opzione, cioè della regola per cui, salva diversa dichiarazione di volontà, il cittadino residente all’estero è automaticamente iscritto tra i votanti nella circoscrizione estero; l’opzione consiste appunto nella facoltà concessa al cittadino residente all’estero di esprimere la preferenza per il voto in Italia ma essa va esercitata entro un termine e con modalità definite".
Visto che l’Aire e gli elenchi consolari continuano a non essere allineati, e che, dunque, "anche la semplice individuazione degli esatti e attuali recapiti dei nostri concittadini costituisce un problema assolutamente insuperabile", prevedendo che "la dichiarazione di volontà dell’elettore residente all’estero valga per optare per il voto nella circoscrizione Estero e che la sua mancanza comporti che l’esercizio del diritto di voto avvenga in Italia in una delle circoscrizioni nazionali", il problema verrebbe eliminato alla radice.
In secondo luogo, ha aggiunto Pastore, "è necessario rimediare alla procedura circa l’espressione del voto, prevedendo che il voto non venga comunicato all’ufficio consolare per posta ma che venga espresso in seggi istituiti all’estero secondo le modalità previste dalla legge elettorale per il Parlamento europeo (decreto-legge 24 giugno 1994, n.408, convertito con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1994, n. 483), secondo un sistema perfettamente collaudato e funzionante, con tutte le garanzie di segretezza e personalità che sono connaturate all’espressione del voto, come anche richiesto dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione ("Il voto è personale ed eguale, libero e segreto")".
Infine, "occorre allineare il sistema di voto all’estero a quello nazionale, di modo che il voto all’estero contribuisca a rafforzare il sistema bipolare in funzione della governabilità del nostro paese e rappresenti un elemento di congruità e non di distonia con l’intero modello politico nazionale: a ciò concorrerebbero l’eliminazione delle preferenze e la previsione di liste bloccate, in considerazione del limitato numero delle candidature e la soppressione della norma che attribuisce l’elettorato passivo solo ai cittadini residenti all’estero, anziché a qualsiasi cittadino italiano come avviene nel nostro sistema elettorale nazionale".

COMITATO PER LA DIFESA E L'ATTUAZIONE DELLA LEGGE BIAGI

Anche i giovani abruzzesi di Forza Italia parteciperanno sabato 20 ottobre alla manifestazione in favore della difesa della Legge Biagi.

Il COMITATO PER LA DIFESA E L'ATTUAZIONE DELLA LEGGE BIAGI nasce nell'ambito dell'associazione Giovane Italia di cui Maurizio Sacconi è presidente onorario, Stefania Craxi è presidente, Sergio Pizzolante è segretario, Giuliano Cazzola è presidente del comitato scientifico. Il sito raccoglierà e pubblicherà anche le adesioni che stanno giungendo numerose; basterà inviare una e-mail a: adesioni@comitatoleggebiagi.it.


12 ottobre 2007

FORZA ITALIA GIOVANI - CONCERTO CONTRO DROGA

FORZA ITALIA AFFILA LE ARMI ASPETTANDO PRIMAVERA

Si è riunito oggi a Pescara, alla presenza del Coordinatore Regionale Sen. Andrea Pastore, il Coordinamento Regionale, massimo organismo regionale di Forza Italia in Abruzzo. L’incontro - che si è protratto per diverse ore alla presenza dei suoi componenti - ha esaminato innanzitutto le questioni interne, per passare poi alla situazione politica in Abruzzo sia a livello di Regione che a livello delle diverse amministrazioni locali.
Circa le iniziative di Forza Italia, il Coordinamento ha preso atto con soddisfazione dello svolgimento pressoché dovunque dei Congressi Comunali per poter così giungere, auspicabilmente entro ottobre, allo svolgimento dei 4 Congressi provinciali.Sulla situazione politica, quindi, fatte le necessarie valutazioni strategiche, il Coordinamento di Forza Italia ha iniziato l’analisi delle iniziative da intraprendere per le imminenti elezioni amministrative ( a cominciare da quelle di Pescara) anche alla luce del fatto che si fanno sempre più probabili anche le elezioni politiche (che potrebbero tenersi già nella primavera 2008) e – perché no – anche quelle regionali stante il clima di tensione ormai insanabile fra Giunta Regionale (ed il suo Presidente Del Turco) ed il nascente Partito Democratico.